BEVEVANO I NOSTRI PADRI? Si !

coretto.jpgMi è capitato  proprio in questi giorni di riascoltare una canzone legata alla mia infanzia, s’intitola “Viva Noè” ed è un vero e proprio inno alla gioia del bere.. il “dolce liquore che allegri ci fa. / Bevevano i nostri padri  sì sì sì / bevevan le nostre madri  sì sì sì / e noi che figli siamo beviamo beviamo..”

Nell’italica cultura (è detto nella canzone) è l’acqua che fa male non il vino. In molti luoghi geografici vien dato anche ai bambini “perché fa sangue”.

Ora, partire lancia in resta per una crociata di divieti è anacronistico, specialmente se riguarda una fascia d’età particolare, quella dell’adolescenza.

Il vietare rende più sapido il trasgredire, funzione vitale per il giovane che ha nella sua natura la sfida a tutto ciò che viene imposto. Poi c’è la complicità del branco che rende le cose più facili.

Questo senza tener conto delle obiettive difficoltà di operare un controllo capillare.

Allora? Allora questa è la solita operazione di facciata, il solito alzar la voce e gonfiare il petto che ormai non spaventa alcuno, figurarsi poi chi di sfida vive, come l’adolescente maschio (ed anche femmina).

Gli stereotipi sociali che vengono quotidianamente propinati sono intrisi di trasgressione, tanto da creare assuefazione verso determinati comportamenti in passato relegati alla “asocialità e perversione”.ubriachi.jpg

Quand’ero piccola l’ubriaco era bollato come “ reietto “, da considerare inferiore al pidocchioso sobrio. I gruppi di ragazzini avevano l’obiettivo per il loro zimbello, il gioco della derisione e del dispetto e questo  li teneva lontani dall’uso dell’alcool in fase adolescenziale. Poi c’erano le famiglie che davanti alla trasgressione ci mettevano “il carico da undici” del castigo. Il genitore ubriaco, che è sempre esistito, veniva vissuto come una vergogna da nascondere.

Era la società che indirizzava con le sue regole verso la maturità del bere.

Era la famiglia che aiutava con le sue regole la crescita degli individui.

ubriachi2.jpgOrmai tutto è concesso. Bere e “farsi” di qualche porcheria è lo status symbol dei giorni nostri.  Come lo è la compravendita di favori (sessuali in primis). Allora che si fa? Semplice! Si vieta, e poi si delega la scuola..

Caspita! Questa è nuova! Tanto per dirlo, il primo corso di prevenzione contro l’uso dell’alcool agli studenti l’ho “somministrato” tramite filmini in superotto (si chiamavano così?) prodotti dalla Esso, se non ricordo male, negli anni ’79 –’80 ! Una vita fa! Ricordo che si vedeva un giocatore di baseball che colpiva la palla e poi faceva il test dell’etilometro, sobrio, dopo una vodka, dopo due, dopo tre eccetera. Quegli allievi (ragioneria) ora hanno di certo famiglia e qualcuno forse anche più d’una! Che ne avranno fatto dei miei consigli?   

Ed ora “riciccia fuori” la solita solfa della prevenzione a scuola, naturalmente sotto la mannaia del taglio delle ore e soprattutto dei docenti..

Voglio vedere come andrà a finire! Anche la storia dei presidi “meridionali”.

Vicenza: “No a presidi del Sud nelle scuole della nostra provincia”

Sinceramente ritengo che più che di “razzismo” sia un problema organizzativo e di corretto funzionamento dell’istituzione.

Non è sbagliato voler gente proveniente dalla regione in cui ha sede la scuola, perché esiste il “problema del trasferimento”, e questo vale anche per docenti ed ATA.

Chi viene da lontano generalmente non decide il cambiamento di residenza né proprio nè della famiglia confidando in un ritorno in tempi brevi. Poi c’è la difficoltà d’ambientamento in realtà spesso “chiuse ed ostili”.

Sarebbe sufficiente formare le graduatorie con precedenza per chi ha residenza e domicilio nella zona da almeno un anno, anche se nato in altra regione. Questo garantirebbe una permanenza in loco e una “fidelizzazione” al luogo di servizio.

Shadow17.jpgHo avuto presidi del nord e del sud, gente capace in entrambi i casi, e gente inutile in entrambi i casi.

I migliori son stati sempre però quelli che volevano conservare il posto per lungo tempo. Ma “Santa raccomandazione” o “Santo imbroglio”  o “Signora Sfiga” li hanno spesso portati via, tanto da raggiungere il record di permanenza media, nella scuola di cui parlo, di due anni con tutti i problemi di organizzazione e riorganizzazione del lavoro! Se poi ci metti che gli insegnanti precari, che  arrivavano anche al 70% del corpo docente, cambiavano quasi tutti.. (ed ora Via 17mila precari, 8mila prof.,  in più la stangata Tremonti-Gelmini “ )

Scuola! Chi non se n’è occupato a fondo non sa quanto sia complesso farla funzionare. Poi senza quei quattro fondi che arrivavano prima… Auguri!  

BEVEVANO I NOSTRI PADRI? Si !ultima modifica: 2009-07-23T18:45:00+00:00da serenity48
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10 pensieri su “BEVEVANO I NOSTRI PADRI? Si !

  1. Ciao Anna,
    per quanto concerne il divieto sugli alcolici beh, che dirti, non sono contraria, forse una volta tanto non vedo male l’operazione. Solo che hai ragione tu, non basta. Se non si inverte la rotta, se non si ricercano i valori, se non si ricostruisce il tessuto sociale delle regole condivise, le regole e i divieti si svuotano di senso.
    Da insegnanti sappiamo che l’esempio è il metodo educativo che più funziona.
    Inutili le regole se chi, come la famiglia e le persone che costiuiscono i modelli sociali di riferimento per gli alunni, le contraddicono.
    In quanto alla delega alla scuola, beh, è la solita ipocrisia…
    Si inventerà il solito concorso, qualche tema e qualche logo, magari una pubblicità progresso, poi ???
    Poi i professori si troveranno dall”altra parte della barricata solo baluardo di una società falsa.
    Ciao Cristiana

  2. Buongiorno Anna, non c’è dubbio ce il vino sia buono però darlo ai bambini mi sembra un pò da incoscenti, perchè quest’ultimi non sanno le quantità di bere e quindi può succedere qualche brutta sorpresa. Che il vina sia migliore dell’acqua credo proprio di no. L acqua è fondamentale in vino no. E poi il vino è sconsigliato soprattutto a chi soffre di glicemia, acido urico e colesterolo alto. Buona giornata

  3. weeeeeeeeeeeeee vecchia mia buon giorno, in una cultura di vino e pane, perfino nei riti cattolici la troviamo non ha senso sta cosa del divieto, che peraltro già esiste, bah sempre peggio non ci resta che affidarci a satana perchè si prenda questa classe dirigente visto che buon dio pare non volerla manco lui

  4. Ciao Prof.
    Il link che mi hai girato non è attivo…mannaggia. Virgilio fa le bizze come al solito.
    Una “delega” esemplare alla scuola mi paiono le ore di educazione civica (almeno dei miei tempi, anche se non credo siano migliorate).
    Un abbraccio.

  5. per quelo che riguardfai docenti il tuo ragionamenteo fila alla perfezione, per la questione alcolici vorrei aggiungeere ( e vale anche per l’etilometro) che la tolleranza a dette bevande è soggettiva, però in genere , e qui torniamo la tuo discorso, la tolleranza è maggiore per quesgli individui ai quali la famiglia aha concesso di abituarsi gradatamente. quelli a cui è stato imposto dalla famiglia come spesso accade per presunto moralismo, di essere totalmente astemi fino alla maggiore età o simili, poi per reazione eccedono ed inoltre sopportano pochissimo l’alcol. è la storia ddel fumo, a me e a mio figlio non è mai stato proibito di fumare apertamente e non siamo fumatori (una scatola di cigarillos mi dura 56 mesi) solo ogni tanto accendiamo qualche cosa di veramente buono, come fosse un ciioccolatino, mio marito che già universitario aveva la proibizione di fumare in casa è un fumatore accanito.

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