ESSERE DONNA…

·                    Anni ’60. La finestra della stanza del vecchio convento riconvertito in liceo scientifico incorniciava una larga lama di sole, quel sole di maggio che riempiva le menti degli allievi di immagini di libertà. La vita premeva contro il muro della lezione di latino, ed i secondi erano minuti, ed i minuti ore..

Quel largo grembiule nero che doveva celare  le braccia ormai scoperte e le gonne più leggere lunghe fin sotto al ginocchio pesava come una corazza.

66a8ee32d839938ae8917638f42bb289.jpgFinalmente la campanella della fine! Via il grembiule, sulle spalle il golfino di cotone ed Anna con i libri nella borsa corre verso la libertà sottobraccio a due compagni, uno a destra ed uno a sinistra, tre moschettieri con il passo lungo e sicuro e il sorriso incontenibile  della primavera nel sangue.

La mattina seguente Anna è convocata in Presidenza dove il Preside, uomo burbero, severo, con grandi baffi, la rimprovera per il comportamento “poco dignitoso per una signorina” nel dare esplicita dimostrazione di confidenza verso i compagni di sesso opposto.

Le scuse di Anna e l’espressione compunta son solo di circostanza, pur di fuggire da quella stanza ammetterebbe anche un delitto. Con quei compagni c’è un cameratismo poco “femminile”, ma che racchiude un affetto sincero che nulla potrà scalfire.

·                    Il mitico ’68.  L’Università degli studi di Roma è occupata. Anna, matricola alla facoltà di Chimica, vuole entrare per vedere l’Istituto. Si può passare solo dall’ingresso laterale, dove c’è una scrivania con due appartenenti al collettivo studentesco che selezionano gli ingressi.

          “ E tu chi sei? Dove vuoi andare?”

          “Sono una matricola di chimica e voglio entrare”.

          “Matricola eh? “- lungo sguardo penetrante dalle scarpe alla punta dei capelli – “Tch! Tu non arrivi alla laurea, o ti sposi prima o comunque resti incinta e abbandoni, comunque passa!” .

Ecco la sentenza, era un complimento, voleva dire che non era proprio un “cesso”.

·                    Secondo anno di chimica, prima lezione di “Impianti chimici”.

Entra un professore piccoletto, abito grigio, cravatta in tinta, leggermente stempiato, quel che si definisce “tipo commenda”.

          “ Oh! Vedo che ci son due ragazze. Complimenti! All’esame io alle donne do un voto in più perché se dimostrano di aver capito almeno qualcosa meritano d’essere premiate!”

Anna lo guarda con compassione e decide di passare dalla facoltà a cui era iscritta, cioè Chimica Industriale, a quella di Chimica Pura, sperando di non imbattersi in altri microcerebrati dello stesso tipo.0bf5274c59d4092cfd231c179c70447b.jpg

·                    Fine Anni ’70. Anna lavora in una ditta Farmaceutica a Roma, ma deve trasferirsi “per amore” a Torino, quindi presenta domanda di assunzione in molte ditte piemontesi, vantando un curriculum decisamente interessante e la volontà espressa di trasferirsi.  Solo poche, pur essendo in cerca di personale, rispondono. Una ditta la invita al primo colloquio, che evidentemente risulta positivo visto che viene fissata la data del secondo colloquio, quello con il “direttore”.

Anna, emozionata e speranzosa apre la porta dell’ufficio del “direttore”, una stanza ben illuminata con l’immancabile mega scrivania.

          “ Ma Lei è una donna!” Questa è la frase che apre il colloquio.

Il nome è Anna, non Giulia o Andrea. Ha  mandato un curriculum completo. Ha superato un colloquio faccia a faccia con un altro impiegato. Si veste con le gonne, sempre!, perché ha l’incubo dei fianchi larghi! … “ Ma Lei è una donna!”… Ma Noo!

Già, le donne si sposano, fanno i figli, soffrono di emicranie. Che importa se hanno tutte le carte in regola per essere assunte, se hanno un’esperienza pluriennale, se sanno fare benissimo un lavoro specializzato. L’unica cosa divertente del colloquio è l’equilibrismo dialettico del “direttore” che doveva liquidare la “signorina” senza troppo danno d’immagine, come se non l’avesse già fatto!

·                    “Una vita” nella scuola.

Per tutti i dirigenti la docente è “la Signora”, mentre gli uomini sono o “l’ingegnere” o “l’architetto” o “il professore”, chissà perché!. Per molti è difficile accettare anche nella scuola una donna in posizione direttiva,  ogni sua scelta viene discussa più che se fosse fatta da  un uomo. Eppure la scuola va avanti grazie alle donne, alla loro sensibilità, alla loro caparbietà, al loro spirito di sacrificio.

91f8e7f6ec46b66dfe825d24d1439f1b.jpgLa prima frase che ho detto a mia figlia quando l’ho avuta per la prima volta tra le braccia è stata:

          “Mi dispiace tanto per te, che tu sia nata femmina, ma son felice per me… Benvenuta Ranocchietta mia!”

ESSERE DONNA…ultima modifica: 2008-03-08T19:26:21+00:00da serenity48
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7 pensieri su “ESSERE DONNA…

  1. quanto hai scritto e’ gia’ abbastanza eloquente e purtroppo nonostante un’apparenza di controtendenza, almeno nel mondo del lavoro le cose non sono cambiate granche
    Buona domenica
    Sergio

  2. “cesso” o “non cesso”, io di una combattente così, me ne sarei innamorato senza speranza. …..e difatti è capitato, con la mia signora…..a parte quello che dice sharon stone (vagina+idee=successo assicurato) la caparbietà è uno dei molti doni che le donne hanno in più rispetto agli uomini. p.s. per tornare alla mia amica..ho notato che spesso ci si riferisce alle donne con il solo nome di battesimo. onde evitare mi sforzo di chiamare la mia “metà” lavorativa con cognome e titolo di studio, almeno quando ne parlo con altri.

  3. Sei una grande, prof.

    Io mi faccio odiare per l’attitudine a correggere tutti gli sbagli grammaticali. Ma il risultato al momento è che mio figlio, tre anni e due mesi, non sbaglia un congiuntivo pur parlando in continuazione.

    E gli altri continuino pure a sbagliare.
    Anzi: continuano.
    :-)))

    Ciao!

  4. Ciao Anna,
    rispondo solo ora, perchè non ci crederai sto frequentando un master universitario per dirigenti scolastici che mi tiene impegnata di quando in quando nel weekwend.
    Siamo quasi tutte donne. Segno dei tempi?
    Immagino che in realtà molte di noi stiano cercando di sopperire con la preparazione culturale a quella “lacuna sessuale”, che ancora determina uan sproporzione numerica tra uomini e donne dirigenti non solo scolastici.
    Non ti immagini per tanto quanto ho sorriso, leggendo il tuo post che la dice lunga su cosa significhi essere donna. Uno spaccato di quotidianità che fa ben capire attraverso le tappe della tua vita come i pregiudizi siano di fatto ancora presenti. Nell’ultimo ventennio a mio avviso si sono solo modificati solo apparentemente, perchè l’emancipazione vera è questione di rispetto reale, di consapevolezza delle diversità, non richiesta d’omologazione ad un modello.
    Un’unica cosa devo dire Anna che mi dispiace…che spesso l’unica cosa che potrebbe davvero agevolarci nel nostro cammino noi donne la gettiamo alle ortiche. Se infatti è vero che siamo capaci di quella che in altri tempi si chiamava “sorellanza”, è altrettanto vero che, ad esempio sul lavoro, siamo fin troppo competitive le une con le altre e che spesso finiamo per preferire di agevolare il mister di turno piuttosto che favorire una rivale.
    Un saluto Cristiana.
    PS Mi sono arrivate le copie del mio libro.
    Un caro abbraccio.

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